Tempus Terere
Ritorni

Stanco ed estasiato ho visto il sole tramontare e sorgere dalla mia finestra aperta sulla notte, ho respirato l’aria di città che si sveglia andando dal fornaio ed ho fatto colazione senza essermi mai svegliato, ancora un po’, solo un altro po’ e poi andrò a letto salutando il sole. 

Elucubrazioni capziose d’Inverno 2005

Un ladro, quella mattina venne un ladro. Non volle gioielli, soldi, computer, televisori, stereo, telefoni, macchine, carte di credito, foto camere, assegni, dobloni d’oro, titoli al portatore, vestiti, mappe del tesoro, codici segreti, bombe atomiche, diamanti, segreti, donne, cibo, posate d’argento, tovaglie ricamate, radioline, lettori DVD, libri, software o strumenti musicali: volle il mio tempo, e lo prese con la forza! Molti lo chiamano istruzione, altri insegnamento, taluni scuola ma, in cuor mio, io so che egli fu, era, ed è un vile ladro. Sia maledetto lui che mi portò via dal mio corpo di bambino e mi buttò nel gelido inverno dell’adolescenza. Non capii perché, non mi era chiaro il motivo, rimasi basito, quasi impietrito, da quella realtà che mi passava davanti senza ch’io la potessi afferrare, senza che potessi gridare «Aspetta! Fermati!», senza avere il tempo di chiedere a mia madre perché dovessi andarci, in quella sQuola. Ricordo che mi chiusero in una stanza con altri bambini, faceva freddo, e ad un certo punto entrò l’insegnante e ci disse che avremmo dovuto chiamarla maestra, che ci avrebbe insegnato e che sarebbe stato divertente. La cosa più divertente fu l’ora d’andar via, ingenuamente pensai di poter tornare a casa a trastullarmi tra giochi e costruzioni, a completare il mio quartier generale dei Lego che ero in procinto d’ultimare, ma il fato non volle così. Come una amara tortura mi fu permesso la sera di continuare il mio gioco spensierato, ma la medicina arrivò la mattina seguente, quando una mano mi toccò e le labbra di mia madre mi sfiorarono la guancia in un tenero bacio, quelle stesse labbra tremende che poi annunciarono la mia condanna «Svegliati, è tardi: devi andare a scuola!».

Preparativi per capodanno…

Bye bye 2011!!!

LIN-CAG, December 2011.

Riflessione post datata

E’ parecchio tempo che i giornalisti mi sembrano dei sommozzatori di piscine: sempre tuffati negli stessi pochi metri cubi, dei quali ci danno notizia con rapide emersioni, senza mai soffermarsi un momento a girar la testa intorno per vedere cosa, all’esterno, sia cambiato. Ed essendo noi più che altro dei lettori monogami rischiamo davvero di convincerci d’essere pesci in un acquario, e che l’universo si riduca solo a quel che vien raccontato.

Perché ho smesso di bloggare

Perché mi è crollato il mondo addosso. Perché ho smesso di leggere Joyce. Perché ho letto Proust. Perché mi sembrava che le mie parole non fossero più interessanti. Perché mi risultava difficile.

Perché avevo smesso di farlo per me stesso, e per il gusto di condividere. Perché da un po’ di tempo quando scrivevo avevo qualcuno in mente e scrivevo per suscitarne la reazione, per attirarne l’attenzione; e questo è sempre sbagliato, se lo si prende come un dovere: si rimane vuoti, appesi alla solennità dell’importanza di non fallire. E si fallisce, eccome! Poiché voler ricalcare i piaceri d’un altro è come voler scrivere le opere che si sono amate, e adesso mi tocca citare Proust, e proprio sulle citazioni e le opere amate, quando dice che certo, quando si è innamorati di un’opera, si vorrebbe rifare qualcosa di affatto simile, ma bisogna sacrificare il proprio amore del momento, non pensare ai propri gusti, ma a una verità che non vuol sapere le vostre preferenze e vi proibisce di pensarci. E solo seguendola ci si ritrova ad aver scritto, dimenticandole, le “Novelle arabe” o le “Memorie di Saint-Simon” di un’altra epoca. Similmente scrivere un post essendo solo se stessi, e non concependolo, con strizzata d’occhiolino e sorrisone, sui gusti o piaceri di chi si vuol alietare, si arriva a mostrare quei lati di noi stessi che tanto giovano e piacciono a chi ci ha letto in passato.

E’ anche il motivo per cui non mi piacciono i blogger che, essendo coinvolti anima e corpo e sentimento da una musica che, nel loro momento e nella loro realtà di quel momento, postano la canzone motivo della loro gioia: la canzone arriverà, ma sterile, incapace di attaccassi alle sensazioni, umori, ambiente, propositi dei lettori che la scarteranno, tranne rare eccezioni, come banale.

ouch :(

ouch :(

Cagliari, 2002. Seen from my old 35mm camera.